Secondo articolo della nuova rubrica “Intervista col Morto!”: Richard Feynman

Rappresentazione AI di Feynman
Richard Feynman rappresentato con AI

Tum tum tum

Lo sentite questo tataratatà di tamburi? Significa che è arrivato il nostro nuovo ospite. Si tratta di un fisico, divulgatore e premio Nobel per la fisica (1965), grazie ai suoi studi sull’elettrodinamica quantistica. Forbes lo ha riconosciuto come uno degli uomini più intelligenti della storia. Uno scienziato anticonformista, brillante e irriverente, con una passione contagiosa e un approccio vulcanico alla vita. Signore e signori, fate un bell’applauso per il nostro…Richaaard Feynman!

(Tum tum tum) Buongiorno a tutti!

Richard Feynman
Richard Feynman

Buongiorno a Lei, sign.re Fynman. Vedo che ha portato con sé il suo bongo. Per chi non lo sapesse, il signor Feynman è un esperto suonatore di bongo!

Sì, adoro suonare questo strumento. Deve sapere che il ritmo delle percussioni riattiva le sinapsi che, per ragioni evoluzionistiche, si sono sopite e che riaffiorano in situazioni ancestrali. È una sorta di richiamo per il nostro Io primordiale! Mi fa sentire vivo. Soprattutto perché, essendo nato tra i palazzoni di New York, ho bisogno di ristabilire il contatto con la Natura. Ascolti! (Tum Tum) lo sente come il suo cuore si sincronizza al ritmo del tamburo? Gridi con me: questo è l’ombelicoooo del moooondooooo (Tum Tum)…l’ombelico del mooondoooo (Tum Tum)

Ha un entusiasmo incontenibile. Ma questo non è il suo unico hobby. Sappiamo che le piace realizzare opere d’arte, ed è un prolifico disegnatore …quali sono i suoi soggetti preferiti?

Spogliarelliste e prostitute.

No, mi perdoni, non ho capito bene!

No no, ha capito benissimo. Spesso, mi ritrovo a suonare il bongo in certi locali…particolari, mettiamola così. Quindi, un po’ per ammazzare il tempo, ritraggo le scene di vita caratteristiche di quei posti. In fin dei conti, ogni donna è una fonte di ispirazione inestimabile. Senza di loro, non esisterebbero: la Divina commedia, le poesie, i romanzi, la musica…ogni forma d’Arte e persino la scienza, di cui sono una parte fondamentale, e troppo spesso ce ne dimentichiamo. C’era un vecchio spot pubblicitario che diceva: << che cosa sarebbe il mondo senza Nutella?>>. Io riesco a immaginarlo benissimo. Invece, provi ad immaginare un mondo senza donne, che mondo sarebbe?

Non ne ho idea. Lei si è mai dato una risposta?

No! E non penso sia così importante averne una. Così come non penso sia necessario vivere di risposte. Spesso mi sento dire: <<Come fai a vivere senza sapere? >>. Non capisco cosa intendano. Io vivo sempre senza risposte! È facile. Posso vivere nel dubbio e nell’incertezza, senza sapere. Penso sia molto più interessante vivere nell’ignoranza, piuttosto che conoscere la risposta sbagliata. In fondo, “conosciamo” le cose con un certo grado di profondità e affidabilità, ma ciò non significa che le conosciamo realmente. 

Le faccio un esempio. Quando ero bambino e giocavo con i miei coetanei, passò uno stormo di volatili sulle nostre teste, e un bambino mi chiese: 

<<Sai che volatili sono? >> . 

Io risposi di no. E lui, ribatté: 

<<è un tordo dalla gola marrone, tuo padre non ti ha insegnato niente? >> 

In verità, mio padre mi aveva ben istruito. Papà mi disse: 

<<è un tordo dalla gola marrone…in tedesco lo chiamano Fainstapphen. In giapponese Arigatonamo. In cinese Wan-Chu-Wen.>> 

Vedendo un’espressione perplessa sul mio volto, seguitò, spiegandosi meglio: 

<<Chiamalo come diavolo ti pare, ma alla fine non saprai un bel niente di quel volatile>>

Lì capii. Papà è sempre stato una persona molto importante nella mia vita, anzi, è grazie a lui se ho intrapreso gli studi di Fisica. Con quelle parole, intendeva dirmi che il nome è solo una rappresentazione di un’entità, ma non è la sua essenza. Posso chiamare quel volatile come voglio, ma non saprò niente del modo in cui pensa, sente, vive e interpreta il mondo e se stesso nel mondo. 

Ancora, tu muori dalla voglia di farmi una domanda sull’elettromagnetismo, giusto? Bene. il problema è che posso saziare la tua sete di conoscenza, sulla base di quello che sai, non di quello che so. Ad esempio, se volessi rispondere alla domanda: perché alcuni corpi magnetici si attraggono? Io ti direi: 

<<perché poli opposti esercitano una forza di attrazione l’uno sull’altro>> 

E perché questo accade? 

<< Perché i poli sono formati da magneti elementari, che generano un campo>> E allora, mi chiederesti: cosa è un campo?

E così via, fino ad arrivare ad un livello di profondità incomprensibile per te, e arduo da spiegare per me.

Quindi, signor Feynman, mi sta dicendo che non possiamo conoscere la risposta di nessuna domanda?

Sì, ma fermandoci a certi gradi di comprensione e profondità. E, qualora fosse possibile, a che servirebbe? È di primaria importanza, ai fini del progresso scientifico, riconoscere il valore della nostra ignoranza e del dubbio. Il dubbio ci spinge a cercare in nuove direzioni e a scovare nuove idee. Come scienziato riconosco il valore di una filosofia dell’ignoranza, che rende possibile il progresso. La parte entusiasmante della conoscenza è il processo, quello stravagante ed entusiasmante viaggio verso l’ignoto, che mi porta a conoscere. È l’emozione della scoperta che ci rende scienziati, non l’applicazione. In altre parole, la scienza è come il sesso! Potrebbe avere dei risvolti pratici, ma non è per quello che lo facciamo. Non si può capire la scienza, se non si riconosce e si apprezza per quello che è: la grande avventura dei nostri tempi. 

Eppure, lei è un uomo straordinario…come ha realizzato le sue scoperte, vivendo di dubbi e brancolando nell’ignoranza? 

Accettando la realtà per quello che è: assurda! E comunque, non penso di essere straordinario. Sono una persona ordinaria, che ha lavorato sodo. Se prende una persona curiosa e le fa studiare matematica, fisica, algebra, aritmetica, chimica e quant’altro per un ammontare di tempo indefinito, quella persona diventerà uno scienziato. E la ricompensa per i suoi sforzi disumani è la Verità! O meglio, una sua proiezione. Questo è importante perché quando una persona ha l’arroganza di essere onnisciente, rimane scottato. Invece, un vero scienziato non può fare altro che ridere dinanzi all’impossibilità di capire tutto. 

Quale pensa sia il ruolo della scienza nella nostra società? 

Una volta, alle Hawaii, mi portarono a visitare un tempio buddista. Nel tempio, un uomo disse: 

<<Ogni uomo ha la chiave del paradiso. La stessa chiave apre le porte dell’inferno>>

Così è per la Scienza, di cui non abbiamo il libretto di istruzioni e che non ha una vera natura benigna o maligna. La scienza è una rappresentazione del mondo, una nostra interpretazione, che non ha conseguenze finché non diventa tecnologia. È questo il punto di rottura! Perché lo scienziato deve avere una etica tale da costruire una tecnologia umanitaria, il cui obiettivo sia migliorare le vite degli altri, non distruggerle. 

Eppure, Lei ha partecipato al progetto Manhattan, che era finalizzato alla creazione della bomba atomica. Perché lo ha fatto? 

Come scienziato, ero affascinato dalla possibilità di scrivere la storia, che si manifestava sotto i nostri occhi. Ma la principale ragione era la paura! Ero, infatti, terrorizzato all’idea che i tedeschi arrivassero primi alla realizzazione della bomba atomica, costringendoci a secoli di oscurantismo e tirannia. Quindi, ho deciso di aiutare il mio paese e le altre nazioni, evitando che un sadico potesse sovvertire il destino del mondo. Tuttavia, ciò che non sopporto dell’attuale situazione scientifica è la sempre crescente subordinazione della ricerca agli interessi economico-politici. La corruzione dilaga e non c’è abbastanza trasparenza, né onestà intellettuale. Sempre più spesso, le ricerche sono veicolate e condizionate dalla presenza di fondi economici, stanziati da organi politici ed enti militari, che ne decretano obiettivi e fini. Va da sé che la purezza della ricerca scientifica viene contaminata – se non corrotta – da scopi anti-umanitari. 

In un mondo soggetto agli ordini, figlio dell’efficienza e della produttività, dove finisce la bellezza della libertà scientifica?

E cosa è questa bellezza di cui parla? 

Ancora una volta, la domanda è irrilevante. Perché non riesco a definire la bellezza, so soltanto che c’è. Avevo un amico artista che, una volta, sollevando un fiore disse: 

<<Osserva quanto è bello. Vedi, io, come artista, posso scorgere la bellezza del fiore. Mentre tu, come scienziato, scomponi tutto questo in parti e lo fai diventare banale>>. 

Credo di saper apprezzare la bellezza, pur non essendo esteticamente raffinato quanto lui. Lui, riesce a vedere le forme del fiore, apprezzare la luce che esalta i colori, inebriarsi dei suoi odori. Ma trascura profondità che possono essere indagate solo con l’occhio scientifico. Da scienziato, posso vedere molte più cose di quante ne veda lui, perché la bellezza è su scale molto più piccole di quelle che osserviamo ad occhio nudo. La scienza non distrugge, ma amplifica la bellezza a dismisura. In fondo, siamo atomi pensanti, che indagano su altri atomi e si chiedono perché facciano questo. Siamo un microcosmo, che osserva un Universo più vasto e rimane estasiato dalla sua stessa meraviglia. Siamo una costellazione di particelle, disperse nell’Universo, senza conoscere il perché, né se ci sia un senso. E lo trovo maledettamente poetico! 

Lei ha vinto il Nobel per la Fisica nel 1965 per i suoi studi sulla elettrodinamica quantistica. Nello specifico, viene ricordato per i suoi diagrammi. Vorrebbe spiegarci meglio? 

Certamente. L’elettrodinamica quantistica (QED) è la teoria quantistica del campo elettro-magnetico, che studia le relazioni tra le particelle elementari nel loro moto. Tutto parte trent’anni prima che incominciassi a lavorarci, con scienziati del calibro di Dirac, Pauli, Heisenberg. Per descrivere il moto di particelle subatomiche, esistevano delle equazioni complicatissime. Io le ho semplificate attraverso rappresentazioni grafiche, ovvero i diagrammi (diagrammi di Feynman). 

Il moto di un elettrone è rappresentato graficamente come un segmento, quello di un fotone è un’onda. Nel nostro mondo, capita spesso che gli elettroni si scontrino tra loro e si allontanino a causa dell’urto. Graficamente, si possono rappresentare come: ><. In passato, si pensava che lo scontro tra elettroni generasse un fotone (nel diagramma, i vertici dei segmenti – elettroni – si congiungono con un’ondina – fotone). 

Il problema è che, in una relazione sì fatta, vengono meno il principio della conservazione della quantità di moto e dell’energia. Quindi, il fotone liberato non esiste, ma è una particella virtuale. Tuttavia, il bilancio ancora non è rispettato. Ci deve essere qualcosa in più, ovvero una particella con la stessa carica degli elettroni, ma segno opposto: il positrone, ossia l’anti-elettrone.

Le cose diventano ancora più…bizzarre, perché i diagrammi sono rappresentati su un piano cartesiano, i cui assi sono lo spazio e il tempo. Se gli elettroni si muovono verso l’aumento del tempo, i positroni hanno verso opposto, ovvero vanno indietro nel tempo. È come se i positroni già sapessero come comportarsi, prima ancora che il fenomeno si verifichi. È follemente controintuitivo, audace e pazzesco…eppure, è proprio così che funziona la Natura. Il perché? E chi può saperlo!

Diagramma di Feynman

Quando i miei studenti vengono da me e mi dicono: 

<<Le sue lezioni sono state divertenti, ma non ho capito una sola parola di quello che ha detto>> 

Ne sono felice. Il mio compito è quello di tenerli con me in questo viaggio bizzarro, perché la verità è che non l’ho capita nemmeno io. Questo perché la Natura è ricca di misteri, che possono sfuggire alla nostra comprensione, per quanto le leggi possano essere semplici. Pensi al gioco della Dama: le sue regole sono molto semplici, ma se la scacchiera fosse infinita e ci fossero infinite pedine, allora tutto si complicherebbe. E così è la Natura, le cui leggi sono così stravaganti e intricate, che facciamo difficoltà a comprenderle nel loro insieme. 

Nella sua vita, c’è stata una donna molto importante. Ce ne vuole parlare? 

Si, mia moglie Airline, scomparsa prematuramente (venticinque anni). Dopo la sua dipartita, ho incontrato altre persone, conosciuto altre donne…ma nessuna che fosse minimamente paragonabile a Lei. Era il mio Sole, la mia Estate, il mio Tutto. 

Le ha dedicato una lettera, vuole leggerci un estratto? 

(Con gli occhi lucidi, Feynman estrae dalla tasca una lettera, si schiarisce la voce). Faccio ancora fatica a parlarne, ma ci proverò (si schiarisce la voce). 

Cara Aline, tesoro, 

Ti scrivo perché mi scalda il cuore. È passato così tanto tempo dall’ultima volta che ti ho scritto, pensavo non avesse senso. Voglio dirti che ti amo. Che ti amerò sempre. Faccio fatica a capire cosa significhi amarti ora che sei morta, ma ho ancora voglia di darti conforto e prendermi cura di te, così come voglio che tu mi ami e ti curi di me. Voglio affrontare i problemi con te, voglio fare piccoli progetti con te. Sono solo senza di te: eri la mia “donna -angelo” e la ragione di tutte le nostre folli avventure.

Ti amavo tantissimo, in molti modi diversi, e adesso questo è ancora più vero: non puoi darmi niente, eppure ti amo così tanto che non potrei amare nessun’altra donna – né lo vorrei. Tu, morta, sei molto meglio di qualunque altra persona viva. Non capisco: ho conosciuto diverse ragazze, anche carine, e non voglio restare solo, ma dopo due o tre incontri non mi dicono più niente. Ci sei solo tu, per me. Tu sei reale! 

Ps. scusami se non ti spedisco questa lettera, ma non conosco il tuo nuovo indirizzo. 

(Asciugandosi le lacrime

Grazie per essere stato qui con noi, signor Feynman. E per averci dimostrato che l’Amore sopravvive anche alla Morte!

Mario Russo

Fonti: